Autunno.

Il cielo è così azzurro da non mostrare nemmeno l’ombra di una nuvola.

Il dolce profumo di Osmanthus che riempiva la città lascia spazio all’aria tersa.

Il vento freddo scuote i rami e le foglie, producendo un fruscio secco.

In giardino, sentendo il calore del sole sulle guance,
tengo la scopa di bambù tra le mani quando con la coda dell’occhio vedo una foglia secca.
Alzando lo sguardo, osservo le foglie cadere una ad una ondeggiando a ritmi irregolari.

Trasferisco il fuoco di un fiammifero a delle foglie cadute che ho raccolto in un angolo.
La fiamma si diffonde rapidamente e dagli spazi tra le foglie sale del fumo bianco.
Vicino al falò vedo una formica trascinare la gamba di una cavalletta.

Sento un grillo cantare ai piedi del cespuglio di rododendro.
Ma appena mi avvicino per cercarlo, smette di frinire come se il tempo si fosse fermato all’improvviso.

Percepisco un filo sottile di tensione tra me e lui.
All’improvviso, come ad attenuare questa tensione, un altro grillo comincia a cantare.

Il frinire aumenta gradualmente fino a riempire il giardino.
E questo suono, facendomi vibrare i timpani, pervade tutto il mio corpo.

Rivolgendo gli occhi al falò, trovo un sottile strato di cenere bianca sulla terra.

Stipa tenuissima ‘Pony Tails’Hydrangea macrophylla, Gillenia trifoliata, Stachys officinalis ‘Hummelo’

Foto | Noboru Murata