Estate.

In lontananza nel cielo si innalzano candide nubi temporalesche che
avvicinandosi assumono un colore plumbeo.

All’improvviso, un acquazzone serale.

Le rumorose cicale si acquietano tutte insieme.

L’aria, spinta verso il basso dalla pioggia, passa per il giardino piegando la cima degli alberi
e arriva fino dentro casa attraverso l’ombreggiante in canne.

Sento l’aria fresca sul mio corpo sdraiato sul pavimento in tatami.

Il suono della pioggia che colpisce la grondaia, i rami e le foglie cancella i rumori della città intorno.

Uscendo sulla veranda, sento l’umidità dell’aria penetrare nelle narici.
Faccio un respiro profondo e l’odore della terra bagnata mi riempie il petto.

Sotto il pesante cielo grigio un uccello spicca il volo da un ramo, determinato.
In quell’istante, il cielo viene squarciato da un lampo di luce e un tuono scuote il terreno.

Appena i tuoni si allontanano e qualche raggio di sole torna a illuminare il giardino,
le cicale, come risvegliatesi dal sonno, tornano a cantare.

Presto la luce che tingeva il cielo di rosso sbiadisce e perde il suo colore.
La voce tranquilla delle cicale Higurashi avvolge il crepuscolo, segnando la fine della giornata.

Stipa tenuissima ‘Pony Tails’, Veronica ornata, Hypericum, Hydrangea macrophylla, Stachys officinalis ‘Hummelo’

Foto | Noboru Murata